domenica 9 febbraio 2020

Fusione contro la fuga dai monti

Sull'Altopiano i residenti e la natalità sono in diminuzione, tanto da non controbilanciare la mortalità e la fuga verso la pianura. La curva demografica ha registrato infatti un calo dell'1 per cento della popolazione in tre anni: dai 20.915 residenti del 2017, la popolazione è scesa di 245 persone a fine 2019, portando la conta a 20.670. Numeri che se anche riflettono l'andamento nazionale, in montagna sono particolarmente preoccupanti: la scarsità di posti di lavoro non favorisce l'insediamento di nuovi nuclei famigliari e tra gli amministratori c'è la convinzione che per scendere sotto la soglia dei 20 mila abitanti, ovvero meno della metà dei residenti di un secolo fa, non ci vorrà molto.«Il calo sembra esiguo - commenta il presidente dell'Unione montana, Emanuele Munari - invece questa situazione incide sul futuro del nostro territorio. Inutile nasconderci dietro un dito: il continuo calo delle nascite porta a meno residenti e quindi a meno risorse da destinare ai servizi. Noi come comunità invece vogliamo rischiare e andare controcorrente consolidando le scuole, implementando le più piccole con tecnologie avanzate perché possano "affacciarsi" sul mondo e fornire sempre più servizi innalzando la qualità di vita per richiamare sull'Altopiano chi è stanco di vivere le difficoltà delle città tra inquinamento, traffico e criminalità». Proprio a fronte del calo demografico, la strategia nazionale "Aree Interne", voluta dal governo per arginare lo spopolamento delle zone disagiate, e la Provincia di Vicenza suggeriscono di favorire «l'aggregazione, e futura fusione, di molti Comuni, rendendo più semplice la strutturazione dei servizi e la definizione delle priorità di investimento». Nel documento redatto dalla commissione tecnica Aree Interne si sottolinea come «sull'Altopiano la fusione di alcuni Comuni sarà fisiologica, se non decisa dalle popolazioni. In ambito scolastico il numero degli studenti è destinato a calare: dal 1982 gli alunni delle elementari sono calati da 1800 a 1000. E le proiezioni statistiche sono ancora peggiori: nel 2027 si calcola che gli studenti delle elementari saranno 836 e scenderanno a 749 nel 2037; di riflesso, caleranno anche alle medie».«Io sogno un unico Comune altopianese - prosegue Munari -. Stiamo guardando da vicino la fusione di Lusiana e Conco ma in realtà credo sia inutile procedere con altri piccoli passi: meglio fare "il grande salto" e unire tutto l'Altopiano sotto un'unica amministrazione, in maniera da distribuire e indirizzare meglio gli interventi per i servizi, sia delle scuole che per le persone». Dati alla mano, i maggiori cali di popolazione si registrano nei Comuni più periferici: meno 2% in tre anni a Lusiana Conco, ben 4% a Enego. Solo il capoluogo va in controtendenza e cresce di 24 abitanti nel triennio. «Siamo tutti concordi che fornire servizi alle persone è l'unico mezzo per contrastare lo spopolamento - illustra il sindaco di Enego, Ivo Boscardin -. Bisogna però smettere di concedere deroghe: le tipicità della montagna devono essere istituzionalizzate. Enego versa annualmente quasi 400 mila euro di Imu al patto di solidarietà. Se questi fondi rimanessero sul territorio, si potrebbero sostenere le famiglie, fornire un trasporto scolastico gratuito, creare servizi per le giovani coppie. È chi ci vive che rende la montagna bella per tutti e serve quindi un impegno di tutti per la montagna». [© RIPRODUZIONE RISERVATA - GERARDO RIGONI - GdV - 07 feb 2020]

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