sabato 7 gennaio 2017

Laita. La contrada del gusto

Laita del Righello - La storia


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Laita del Lojaro o Laita del Righello
Con questi nomi, antichi e carichi di risonanze, appare indicata nei documenti del Seicento la contrada Laita di Altissimo (460 m.). Ed era per distinguerla dall’altra contrada dallo stesso nome, la Laita di San Pietro Vecchio.

Il suo nome, come del resto molti altri nomi di luogo, offre subito una chiara indicazione.
Laita è parola che appartiene alla lingua dei cimbri ed equivale a riva, costa o pendio.
E, infatti, il vecchio agglomerato di case appare adagiato dove la pendice a tramontana del monte Astaro si fa meno erta e maggiormente esposta al sole.
La Laita, che è una delle più vecchie contrade dell’alta Valle del Chiampo, è luogo denso di storie e di emozioni. Fino alla seconda guerra mondiale abitavano qui ben otto famiglie. Ogni famiglia contava in media sette componenti, poco meno di sessanta persone, e viveva quasi in forma autonoma. Come ogni casa si reggeva una addossata all’altra, così ogni famiglia si stringeva all’altra nella lotta della vita, nelle gioie e nei dolori del vivere quotidiano. 
Gli uomini della Laita sapevano lavorare la pietra e si erano affermati nei secoli come esperti spezapréda, ma erano soprattutto la magra agricoltura, l’allevamento del bestiame da corte e da stalla e i pochi frutti del bosco a mantenere viva quella piccola comunità così isolata e nascosta.
Le carte d’archivio e le polverose mappe topografìche parlano di sentieri e di scòrsoli oggi dimenticati.
Scoscesi passaggi tra i boschi portavano, verso il paese di Altissimo, al motto Zugante, alle contrade dei Zerbati, dei Cengio e degli Hergossi (una contrada, quest’ultima, della quale non si ha più memoria).
I contatti maggiori erano però con i Rapanèi, gli abitanti della contrada Repele, in territorio di Crespadoro, perché di fatto più vicini. Ma c’era da superare la profonda gola del Righello. Scendendo e risalendo, una angusta mulattiera attraversava la selvaggia valle di confine. In tempi più recenti, i collegamenti avvenivano pure mediante una rudimentale teleferica.
Dopo oltre cinquanta anni di totale abbandono, la Laita è tornata a vivere.
Grazie alla caparbia volontà della proprietaria, Cocco Idelma, che qui vanta le sue origini, e alla determinazione della famiglia Bertinazzi, tutto l’intero complesso architettonico è stato sottoposto a un radicale e dignitoso restauro.
I muri, i tetti, i porticati, le fìnestre e le porte sono stati pazientemente recuperati e riposti secondo l’antica struttura. E così anche per i manufatti interni, il focolare, l’acquaio, la mobilia e gli attrezzi.
Tutto è tornato come prima.
Un insieme di costruzioni assai gradevole, in cui ogni elemento architettonico si fonde perfettamente con l’altro.
Le case, le stalle, i porticati si adattano al pendio, assomigliando quasi a un eremo medioevale che risalta tra il verde rigoglioso dei frassini, dei castagni, degli aceri e dei faggi.
Laita del Righello - I luoghi
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Sulle tracce dei cimbri
Il sentiero parte dal Ristorante Laita e, addentrandosi  in un  bosco, ormai degradato, di  secolari castagni, porta fino a contrà Zerbati. Si prosegue  per alcuni  minuti sulla strada d’asfalto in direzione Marana fin quasi a raggiungere contrà Cocco. Prima della contrada, si devia sulla sinistra per la forestale che, attraversando la valle del Righello, prima di contrà Repele, ridiscende al torrente e riporta alla Laita.
Il percorso dura un paio d’ore ed offre innumerevoli scorci di rara bellezza: sulle contrade, sul bosco, sulla valle del Righello.
Evidente è l’impronta degli antichi abitatori di queste montagne, i cimbri.

La si nota nell’architettura delle contrade, nei capitelli e nelle fontane, nel dedalo di sentieri (molti ora abbandonati) che un tempo attraversavano i pascoli ed i boschi, nelle decine di chilometri di muretti 
a secco, costruiti sul posto con sforzi inimmaginabili per realizzare i terrazzamenti ove poter coltivare.

In prossimità del Righello l’occhio attento riuscirà a scorgere i resti della canaletta dell’acqua, usata per irrigare i prati, la piccola sorgente, i fili ancora visibili di antiche teleferiche, i ruderi di stalle e fienili.
Alla scoperta delle anguane
Le anguane erano le “fate” delle fonti, e sul loro conto i nostri nonni hanno intessuto innumerevoli racconti.
Ma la loro storia si perde nei meandri del tempo e sconfina ben oltre i rilievi delle nostre montagne.
Il percorso parte dal ristorante e scende fino al Righello, luogo privilegiato per le differenti ambientazioni sulle anguane. Si raggiunge il torrente, sempre accompagnati dal rumore allegro dell’acqua 
e dai canti degli uccelli, quindi si ritorna sui propri passi fino ai ruderi. Di lì si prende il sentiero sulla sinistra e lo si segue in un singolare percorso ad anello che vi ricondurrà in poco più di 30 minuti al ristorante.
Lungo il percorso sono state sistemate sei  casette (tipo nido artificiale d’uccello), contenenti ciascuna alcune schede dettagliate. Parlano degli esseri fantastici conosciuti dai nostri nonni e dell’anguana in particolare: della sua evoluzione nel corso della storia e di tante storie che la riguardano.
Sarà un’occasione davvero unica per conoscerla da vicino, immersi nel suo ambiente fatto di acque spumeggianti, di boschi rigogliosi, di voli d’uccelli, di suggestioni di luci e di ombre.

RISTORANTE LAITA - LA CONTRADA DEL GUSTO   Altissimo

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Siamo, prima di tutto, una famiglia che crede nell’ospitalità, nella semplicità e nell’accoglienza. Amiamo la contrada in cui viviamo, il territorio che la circonda e, in particolar modo la cultura, la tradizione, i sapori e le suggestioni della Lessinia vicentina. Sono gli stessi sapori e le stesse suggestioni che cerchiamo ogni giorno di riproporre nei nostri menù, nei nostri gelati e nelle nostre bruschette.
Ristorante. Un ambiente caldo e curato nei  particolari. Un servizio giovane e gentile. Prodotti di prevalente provenienza locale. Massimo 80 posti a sedere. Per gli appassionati anche menù  a base di sole lumache. Ideale per cerimonie (battesimo, cresima, compleanno, anniversari). Anche matrimoni nel limite di 80 posti. I menù vengono proposti seguendo la stagionalità e la tradizione della cucina dell’Alta Valle del Chiampo e Cimbra in particolare.
Gelateria. E’ la nostra ultima realizzazione, ricavata dove un tempo c’era un appartamento ed un fienile. L’ambiente è caldo ed accogliente, curato nei  particolari ed arredato con mobili chiari in stile country provenzale. La capienza massima è di 40 posti d’inverno, mentre d’estate vi è la possibilità di cenare anche all’aperto, all’ombra degli eleganti gazebo. Solo bruschette reallizzate con prodotti freschi del territorio, solo gelati davvero artigianali che seguono la stagionalità e solo birre artigianali italiane. Un luogo davvero romantico ed accogliente dove trascorrere una piacevole serata con le persone care o dove festeggiare una ricorrenza speciale.
Bruschetteria Tutte le bruschette sono realizzate con pane prodotto appositamente per noi  utilizzando esclusivamente farine scelte e di qualità (pane tradizionale  con lievito madre e farina di grano duro macinata a pietra, ciabatta di grano duro, ciabatta integrale con farina di segale, focaccia, focaccia integrale al farro). I prodotti usati nella farcitura sono di alta qualità, di origine certa e di provenienza prevalentemente locale, come i formaggi della Lessinia e dell’area vicentina (Burlino, De.Co.Altissimo, Verde di Montegalda), i salumi ed i prosciutti (il crudo di Montagnana, la salsiccia piccante della Valpolicella, le sopresse, il culatello, il lardo alle erbe, di provenienza locale), nonché la trota dell’Alta Valle (az.da agricola Tibaldo Paolo), il tartufo nero di Marana (raccolto da noi nei nostri boschi) e le lumache.

Contatti. Siamo aperti tutti i giorni, a parte il lunedì e il martedì.
Il ristorante è aperto sia a pranzo che a cena, la bruschetteria/gelateria solo alla sera.
Tel.  0444.42.96.18 - 340.59.35.057 - 333.72.29.932 - info@laita.it - http://www.laita.it/

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