lunedì 28 agosto 2017

Lavorare in montagna. Utopia o realtà?

Negli anni passati si è visto come la montagna a poco a poco sia stata abbandonata a favore delle città e delle campagne. Una volta era una scelta quasi obbligata: il lavoro agricolo, soprattutto in un ambiente tanto “ostile” come le vette, a volte offriva a malapena di che sostentarsi, alla fine d’una giornata di lavoro durissimo. Aggiungiamoci quella che era la scarsità dei servizi, le pessime vie di comunicazione ed una natura selvaggia, le motivazioni per rimanere a lavorare in quota erano assai scarse. Ma è così ancora oggi? Basta pensare a come molti paesini dei Balcani siano oggi mete turistiche ambitissime, nonostante molti di loro non offrano nemmeno un decimo di quello che molti luoghi nostrani potrebbero, con una gestione ed un’attenzione anche politica di maggior presenza sul territorio. L’esempio della Lessinia e del Monte Baldo dimostrano appieno come non servano i grandi spazi delle Alpi o la reputazione d’Asiago per creare un sistema di piccole realtà perfettamente funzionanti, e che offrano occasioni non solo di svago, ma anche di crescita professionale. Ovviamente no, e non parliamo solo del fatto che i rifugi di montagna non siano più dei piccoli mondi isolati in luoghi remoti. Anzi, con la capillare diffusione delle telecomunicazioni e la creazione di reti stradali degne di questo nome, non v’è paesino sperso tra valli e vette che non partecipi al villaggio globale. E, con la modernità, è cominciato a tornare anche il lavoro, e con esso, la gente che prima aveva disertato questi luoghi. È pur sempre vero che ci sono ancora situazioni d’arretratezza, ma i grandi comprensori come ad esempio la Lessinia, Asiago e le Dolomiti nella nostra regione, non hanno niente da invidiare ai grandi agglomerati della pianura. [leggi tutto]

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